Remarketing: come recuperare utenti persi, nel post a cura di Marketing Notizie
Nel marketing e nel digital capita continuamente: un utente visita il sito, guarda un prodotto, magari lo aggiunge anche al carrello… e poi sparisce. Nessun acquisto, nessuna richiesta di contatto, nessuna conversione. Per molte aziende questo è uno dei problemi più frustranti, ma anche uno dei più normali. La verità è che la maggior parte delle persone non converte al primo contatto. Ha bisogno di tempo, di conferme, di ulteriori stimoli o semplicemente di ricordarsi che quel brand esiste.
È proprio qui che entra in gioco il remarketing, una delle strategie più efficaci per recuperare utenti persi e riportarli dentro il funnel. Non si tratta soltanto di “inseguire” chi ha visitato un sito con un annuncio pubblicitario. Il remarketing, se usato bene, è un modo intelligente per riattivare interesse, ridurre frizioni e trasformare un’intenzione incompleta in una conversione reale.
Nel marketing di oggi, dove acquisire nuovi utenti costa sempre di più, recuperare chi ha già mostrato interesse è spesso una delle azioni più profittevoli. Per questo il remarketing non è una tattica secondaria: è una leva strategica, soprattutto per e-commerce, lead generation, SaaS, servizi e business ad alto valore.
Cos’è il remarketing
Il remarketing è una strategia che permette di raggiungere nuovamente utenti che hanno già interagito con un brand, ma che non hanno completato l’azione desiderata. Questa azione può essere un acquisto, la compilazione di un form, la prenotazione di una demo, l’iscrizione a una newsletter o qualsiasi altra conversione rilevante.
In termini semplici, il remarketing lavora su un’idea molto concreta: se una persona ti ha già notato, hai più possibilità di convincerla rispetto a qualcuno che non ti conosce ancora.
Gli utenti persi possono essere, per esempio:
- visitatori del sito che non hanno convertito
- utenti che hanno abbandonato il carrello
- persone che hanno visitato una pagina prodotto
- lead che non hanno completato il percorso
- utenti che hanno aperto una mail ma non hanno cliccato
- persone inattive che in passato avevano già interagito con il brand
Il remarketing serve quindi a non disperdere questo interesse iniziale.
Perché il remarketing è così importante
Molte aziende investono quasi tutto sull’acquisizione di nuovo traffico. Creano campagne social, annunci Google, contenuti SEO, collaborazioni con creator, lead magnet. Tutto questo è utile, ma se poi non esiste una strategia per recuperare chi non converte subito, una parte importante del lavoro resta incompleta.
Il remarketing è importante per almeno quattro motivi.
- Il primo è che riduce lo spreco di traffico. Se un utente arriva sul sito grazie a un investimento pubblicitario e poi sparisce, ogni euro speso per attirarlo rischia di perdere valore.
- Il secondo è che lavora su persone già interessate. E questo significa che, in molti casi, la probabilità di conversione è più alta rispetto al traffico freddo.
- Il terzo è che consente di accompagnare l’utente lungo un percorso più realistico. Non tutti decidono subito. Alcuni hanno bisogno di più tempo, altri di più fiducia, altri ancora di un messaggio diverso.
- Il quarto è che aiuta a mantenere il brand nella mente del consumatore. In un contesto digitale pieno di stimoli, essere ricordati conta moltissimo.
Remarketing e retargeting: sono la stessa cosa?
Spesso i due termini vengono usati come sinonimi, ma non sempre indicano esattamente la stessa cosa. Nella pratica quotidiana del marketing, la differenza si è molto assottigliata, ma vale comunque la pena chiarire il concetto.
- Il retargeting è spesso associato soprattutto agli annunci pubblicitari mostrati a utenti che hanno già visitato un sito o compiuto una certa azione online.
- Il remarketing, invece, può essere inteso in senso più ampio come l’insieme delle attività con cui si torna a comunicare con utenti già noti, anche attraverso email, automazioni, CRM, notifiche e altri canali.
Detto in modo semplice: il retargeting è spesso una parte del remarketing. Il remarketing è la logica più ampia del “tornare a parlare con chi ci conosce già”.
Chi sono davvero gli utenti persi
Quando si parla di utenti persi, molti pensano solo a chi abbandona il carrello. In realtà, il remarketing può lavorare su molte tipologie di pubblico, e questa distinzione è fondamentale per creare campagne efficaci.
Ci sono utenti che hanno visitato il sito senza compiere alcuna azione. Altri che hanno mostrato un interesse più forte, magari visitando una pagina prodotto o una pagina prezzi. Altri ancora che hanno iniziato un percorso ma lo hanno interrotto: un checkout incompleto, un form non inviato, una prova gratuita non attivata, una registrazione non completata.
Questi utenti non sono tutti uguali. E trattarli allo stesso modo è uno degli errori più comuni nel remarketing. Un visitatore occasionale ha bisogno di un messaggio diverso rispetto a chi ha già aggiunto un prodotto al carrello. Un lead freddo ha bisogno di un contenuto diverso rispetto a chi ha chiesto informazioni ma non ha ancora deciso.
Il remarketing funziona meglio quando parte dalla segmentazione, non dall’inseguimento indiscriminato.
Come funziona una strategia di remarketing efficace
Una buona strategia di remarketing non consiste semplicemente nel mostrare sempre lo stesso messaggio alla stessa persona. Al contrario, deve essere costruita come un percorso.
Per funzionare davvero, il remarketing dovrebbe rispondere a tre domande:
- chi vogliamo recuperare?
- perché ha abbandonato?
- cosa può convincerlo a tornare?
Le leve possono essere diverse. In alcuni casi serve rassicurare. In altri ricordare il valore dell’offerta. In altri ancora creare urgenza, semplificare la decisione o proporre un incentivo.
I migliori percorsi di remarketing non sono aggressivi. Sono rilevanti.
I principali canali di remarketing
Remarketing tramite advertising
È il caso più noto. Un utente visita il sito o una pagina specifica, e successivamente vede annunci su Google, Meta, YouTube o altre piattaforme. Questo tipo di remarketing è utile per tenere viva la memoria del brand e riportare traffico qualificato.
Email remarketing
Molto efficace soprattutto per carrelli abbandonati, registrazioni incomplete, trial non attivati o utenti inattivi. L’email ha il vantaggio di poter essere più diretta, più personalizzata e più argomentativa rispetto a un annuncio.
Remarketing via CRM e marketing automation
Qui il remarketing diventa ancora più sofisticato. Si possono creare flussi automatici che reagiscono ai comportamenti degli utenti: visite, abbandoni, inattività, clic non completati, acquisti non finalizzati.
Remarketing su canali proprietari
Anche newsletter, notifiche, SMS o push possono rientrare in una logica di remarketing, se usati per riattivare utenti già noti.
Le migliori strategie per recuperare utenti persi
1. Segmentare bene il pubblico
Non tutti gli utenti persi vanno trattati allo stesso modo. Segmentare in base al comportamento è fondamentale. Chi ha visto una homepage ha un livello di intenzione diverso da chi ha visitato una pagina pricing o abbandonato un checkout.
2. Personalizzare il messaggio
Un remarketing efficace parla del punto esatto in cui l’utente si è fermato. Se una persona ha guardato uno specifico prodotto, il messaggio deve essere coerente con quell’interesse. Se ha avviato una prova gratuita, la comunicazione dovrebbe aiutarla a completarla o capirne meglio il valore.
3. Ridurre le frizioni
A volte l’utente non torna perché non è convinto. Altre volte perché il processo era troppo complicato. Remarketing e UX dovrebbero lavorare insieme. Se il problema è nella pagina di destinazione, nel checkout o nella chiarezza dell’offerta, l’annuncio da solo non basta.
4. Usare la prova sociale
Recensioni, testimonianze, numeri, casi studio e rassicurazioni sono leve potenti nel remarketing. Servono soprattutto quando il motivo dell’abbandono è il dubbio.
5. Creare urgenza con equilibrio
Una scadenza, una disponibilità limitata o un vantaggio temporaneo possono aiutare a sbloccare la decisione. Ma devono essere credibili. L’urgenza artificiale ripetuta troppo spesso perde efficacia.
6. Testare formati e creatività diverse
Un utente può ignorare il primo messaggio, ma reagire al secondo se cambia il formato, il tono o la leva usata. Per questo il remarketing va testato, non dato per scontato.
Il remarketing per carrelli abbandonati
Uno degli usi più noti del remarketing è il recupero dei carrelli abbandonati. In questo caso l’utente ha già compiuto un’azione molto forte: ha selezionato il prodotto, ma non ha finalizzato l’acquisto.
Qui le strategie più efficaci sono:
- email di promemoria
- annunci dinamici sul prodotto visto
- rassicurazioni su resi, spedizioni e pagamenti
- eventuali incentivi leggeri
- reminder ben temporizzati
È importante non usare subito lo sconto come unica leva. In molti casi bastano chiarezza, semplicità e fiducia.
Gli errori più comuni nel remarketing
Il primo errore è mostrare sempre lo stesso annuncio a tutti. Il secondo è essere troppo insistenti, con una frequenza che trasforma il remarketing in fastidio. Il terzo è non cambiare il messaggio in base alla fase del funnel. Il quarto è ignorare le vere cause dell’abbandono. Il quinto è non escludere chi ha già convertito, continuando a colpire persone che non ne hanno più bisogno.
Un altro errore molto comune è pensare che il remarketing serva solo a “chiudere la vendita”. In realtà può servire anche a:
- costruire fiducia
- educare il pubblico
- riattivare lead
- rafforzare il brand
- nutrire una relazione più lunga
Come capire se il remarketing sta funzionando
Per valutare una strategia di remarketing bisogna guardare oltre il semplice clic. I KPI più utili possono includere:
- ritorno del traffico qualificato
- tasso di conversione del pubblico remarketing
- recupero carrelli
- costo per conversione
- tempo medio tra primo contatto e conversione
- re-engagement di utenti inattivi
Il remarketing non va giudicato solo in base alla performance immediata, ma anche in base alla sua capacità di ridurre dispersione e aumentare l’efficienza dell’intero funnel.
Conclusioni
Il remarketing è una delle strategie più intelligenti per recuperare utenti persi e migliorare la redditività delle attività di marketing.
In un contesto in cui conquistare nuova attenzione costa sempre di più, tornare a parlare con chi ti ha già notato è spesso una delle azioni più efficaci che un brand possa fare.
La chiave, però, non è inseguire il pubblico. È capirlo. Capire dove si è fermato, perché non ha convertito e quale messaggio può davvero aiutarlo a tornare. Perché nel marketing di oggi non vince solo chi attira più persone. Vince soprattutto chi sa non perdere quelle giuste.



