La soddisfazione del lavoratore diviene un lavoro

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La soddisfazione del lavoratore diviene un lavoro, in quanto solo 1 professionista su 10, ad oggi, è soddisfatto delle proprie condizioni lavorative

Il mondo del lavoro sta cambiando. Un dato incontrovertibile sul quale riflettere. La pandemia, la digitalizzazione, i nuovi strumenti di comunicazione e le necessità personali e professionali di ognuno di noi, stanno spingendo le aziende a rivedere il modo con il quale acquisire nuove risorse umane all’interno delle proprie imprese. Da uno studio emerso su Mark-Up emerge chiaramente l’insoddisfazione dei lavoratori e la necessità di rivedere qualcosa da un punto di vista della workplace culture.

Lo studio fa emergere chiaramente che c’è qualcosa che non va nei lavoratori. Solo 1 lavoratore su 10 è soddisfatto e si assiste impotenti al fenomeno della great resignation, ossia le dimissioni di massa da parte dei lavori, in settori eterogenei tra loro.

E non è un fenomeno passeggero ma un trend che lascia intendere come qualcosa debba essere rivisto, per non perdere risorse umane di talento all’interno dei propri dipartimenti aziendali. I dati raccolti da Mark-Up diventano ancora più evidenti se incrociati a quelli proposti dall’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano e relativi all’Italia, ma anche quelli della Harvard Business Review.

L’esodo dei lavoratori

Ma cosa sta accadendo al mondo del lavoro? Iniziamo da cosa non va. La società odierna è cambiata. E’ un dato di fatto e un fenomeno incontrovertibile. Il covid ha solo dato la spinta finale ad un cambiamento comunque in atto da alcuni anni. I lavoratori del nuovo Millennio sentono il bisogno di essere valorizzati e sentono la necessità di essere tutelati da un punto di vista umano. L’aspetto umano si rivela essere molto importante nel mondo del lavoro di oggi. Ed è così che i dati dell’Osservatorio del Politecnico diventano impietosi: il 45% degli occupati nel nostro Paese dichiara di aver cambiato lavoro nell’ultimo anno o di avere intenzione di farlo da qui a 18 mesi, anche senza alternativa immediata. Analizzando le motivazioni del cambio di impiego, troviamo che le più importanti riguardano stipendio, opportunità di carriera, salute fisica e mentale. Accanto a queste, la possibilità di inseguire le proprie passioni e di avere orari più flessibili. Uno dei punti più importanti riguarda la soddisfazione sul lavoro.

Analizzando le tre dimensioni del benessere lavorativo, ossia quella fisica, sociale e psicologica, abbiamo che solo il 9% degli occupati dichiara di stare bene con tutte e tre le variabili sopracitate. Soprattutto l’aspetto psicologico si rivela un grave problema all’interno delle aziende: 4 lavoratori su 10 dichiarano di avere avuto problemi emotivi che li hanno portati ad assentarsi dal lavoro. Il 55% dei lavoratori soffre di insonnia o ha problemi a riposare bene. Ma questi dati non sembrano interessare alle aziende: solo il 5% di queste lo considerano un aspetto problematico.

Questi fattori però influiscono sul rendimento dei lavoratori, in forte calo, impattando sulla competitività aziendale. Accanto a questo, si riduce poi la capacità dell’azienda stessa a reperire nuove risorse umane per lo svolgimento del lavoro, soprattutto se si tratta di lavori legati alla rivoluzione digitale. Dati da questo punto di vista inquietanti: il 96% delle organizzazioni economiche ha infatti difficoltà ad attrarre le competenze utili ad affrontare la trasformazione digitale in atto.

Il luogo di lavoro: meglio da remoto

A questo va poi affiancato il problema legato ai luoghi di lavoro. Questi sono divenuti inospitali al lavoratore medio, che non si sente a proprio agio, preferendo lavorare così tra le mura domestiche, dove incontra una maggiore armonia e tranquillità. Negli Usa, secondo la Harvard Business Review, il 65% dei lavoratori vorrebbe lavorare da casa, statistica che non cambia in Europa, dove nel Regno Unito la percentuale si attesta al 78%.

Occorre rivedere quindi anche i luoghi di lavoro, al fine di creare una giusta sintonia tra i lavoratori presenti nei vari dipartimenti aziendali, eliminare le distanze e le divisioni tra un reparto e un altro. Rendere i luoghi di lavoro a prova di lavoratore è la prossima sfida che attende le grandi organizzazioni.

Il lavoro di rendere felici i lavoratori

I problemi elencati in questo post creano forse un’esigenza nuova nelle organizzazioni. E paradossalmente creano una nuova figura professionale. Rendere felici e soddisfatti i lavoratori diviene un lavoro. Nasce così l’opportunità di vedere oltre l’azienda e le task da sviluppare per raggiungere il risultato aziendale. L’obiettivo è far felice i lavoratori con orari flessibili, opportunità reali di carriera, andare incontro alle loro esigenze di persona e non solo di lavoratore, organizzare la loro vita affinché si sentano felici di continuare con l’azienda. Perchè produrre benessere nel lavoratore potrebbe rivelarsi più importante del produrre risultati economici (e potrebbe far risparmiare un mucchio di soldi allo stesso tempo).