SEO nel 2026: perché il traffico organico sui siti non è affatto morto in una ricerca a cura di Graphite, nel post a cura di Marketing Notizie
Negli ultimi mesi si è diffusa con insistenza una narrativa ricorrente: la SEO sarebbe in declino, schiacciata dall’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa e da strumenti conversazionali come ChatGPT. Tuttavia, una nuova analisi su larga scala racconta una storia molto diversa.
Secondo i dati, la SEO non è morta. Sta cambiando, sì, ma resta uno dei canali più rilevanti per il traffico digitale. A darne notizia una ricerca di Graphite, di cui ci da notizia il sito Search Engine Land. Vediamo insieme i risultati di questa ricerca, in questo post a cura di Marketing Notizie!
I numeri reali: il traffico organico regge
Un’analisi condotta da Graphite utilizzando i dati di Similarweb su oltre 40.000 tra i principali siti web statunitensi mostra che il traffico da ricerca organica è diminuito solo del 2,5% su base annua. Un dato molto lontano dai cali del 25%–60% spesso citati nei commenti di settore e secondo le previsioni di diversi professoinisti.
L’analisi ha, infatti, confrontato il traffico organico tra:
- febbraio–dicembre 2024
- gennaio–novembre 2025
Il risultato è un leggero calo, non un collasso.
A rafforzare questa lettura arrivano anche le dichiarazioni di Google, che nell’agosto 2025 ha confermato come il volume complessivo dei click organici dalla ricerca sia rimasto relativamente stabile anno su anno.
Chi cresce e chi perde traffico SEO
Il dato più interessante riguarda la distribuzione delle performance.
I grandi siti non stanno soffrendo. Infatti i dati ci raccontano che:
- i top 10 siti hanno registrato una crescita media del +1,6% nel traffico organico
- i cali più evidenti riguardano i siti medio-grandi, posizionati tra la top 100 e la top 10.000
In sintesi:👉 la SEO penalizza meno i grandi player e mette più pressione sugli editori e brand di fascia intermedia.
SEO e AI: impatto sì, sostituzione no
Uno dei timori più diffusi è che l’AI stia “rubando traffico” alla ricerca tradizionale. I dati mostrano invece uno scenario più equilibrato.
Le AI Overviews (le risposte generate automaticamente nei risultati di ricerca):
- sono presenti in circa il 30% delle SERP
- incidono soprattutto sulle query informative
- riducono il CTR quando compaiono (fino a –35%)
Tuttavia:
- le keyword commerciali e transazionali risultano molto meno colpite
- la domanda di ricerca non è scomparsa
In altre parole, l’AI modifica il comportamento dell’utente, ma non elimina il bisogno di cercare.
Google Ads vs risultati organici: nessun sorpasso
Un’altra convinzione diffusa è che Google stia spostando traffico dall’organico al paid. Anche qui, i numeri raccontano una realtà meno drastica:
- la quota di click sugli annunci è cresciuta di circa 2 punti percentuali
- i risultati organici generano ancora circa il 90% dei click
- gli annunci restano intorno al 10%
La SEO continua quindi a produrre circa 10 volte più click rispetto al paid.
Perché questi dati contano davvero
La conclusione è chiara: la SEO resta un canale enorme, ma non è più un gioco semplice.
Il vero cambiamento non è la fine della SEO, ma la sua frammentazione:
- più feature nelle SERP
- più risposte AI
- più concorrenza per meno click informativi
Questo significa che oggi la strategia conta più che mai.
Fare SEO nel 2026 vuol dire:
- puntare su contenuti ad alto valore
- lavorare su intenti commerciali e transazionali
- integrare SEO, brand, UX e contenuti
- accettare che l’attenzione sia la nuova valuta
Conclusioni
Possiamo quindi dire che la SEO non è affatto morta: è diventata solo più complessa, frammentata oggi anche su quello che ci segnala l’IA, più selettiva e più strategica.
Chi continua a trattarla come una leva tattica rischia di perdere visibilità.
Chi la integra in una visione più ampia di brand, contenuti e performance, continuerà a crescere anche nell’era dell’intelligenza artificiale. Buona SEO a tutti anche per il 2026!



