Come si ricercano le informazioni in rete: il sondaggio di Capterra

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Come si ricercano le informazioni in rete: lo studio di mercato di Capterra, la quale individua social media e motori di ricerca tra i mezzi di informazione più usati

Ormai ogni giorno si effettuano miliardi di ricerche su Internet, con l’intento di ottenere informazioni utili su determinati argomenti a cui siamo interessati in quel momento.

Ma quanto si preoccupano gli utenti della loro privacy quando ricercano informazioni online? Quanto si fidano delle informazioni ricevute dai social network e dai social creator, oltre che dai motori di ricerca? Sono disposti a cedere i propri dati per ottenere dei risultati di ricerca personalizzati?

Sono questi gli interrogativi a cui ha cercato di rispondere Capterra, piattaforma per la comparazione di software B2B, nell’ambito del suo studio di mercato, che ha coinvolto 1.015 persone di età pari o superiore a 18 anni, che ricercano informazioni e contenuti online almeno qualche volta al mese.

Ecco a voi i risultati che emergono da quest’interessante studio:

  • Il 54% dei rispondenti si fida di più di un’informazione quando essa proviene da un ente scientifico.
  • Il 51% dei rispondenti ritiene che Youtube e LinkedIn siano affidabili per ottenere una risposta ad un determinato quesito
  • L’85% degli intervistati ritiene utili i risultati di ricerca personalizzati.
  • Il 31% (quindi un dato che fa riflettere) intraprende delle azioni per proteggere la propria privacy quando ricerca informazioni in rete;
  • Tra coloro che si preoccupano della propria privacy, una delle azioni più intraprese è utilizzare una password forte e unica.

La spiegazione dei risultati ottenuti

I principali mezzi di comunicazione utilizzati per ricercare informazioni in rete sono i social media e i motori di ricerca. Quindi i creator di informazioni online sono considerati una fonte di informazione valida, soprattutto quando si tratta di YouTube e LinkedIn, mentre molto meno affidabili, agli occhi degli utenti, appaiono Facebook e TikTok.

Un elemento interessante, inoltre, appare la personalizzazione dei risultati di ciò che si ricerca in rete. Gli intervistati dichiara di essere propenso a ricevere informazioni su misura, in base ai propri gusti personali. Questo vale per prodotti e servizi, ma anche nelle ricerche online. Quando vengono effettuate ricerche online, l’85% degli intervistati ritiene utili i risultati personalizzati. Tra di loro, il 52% ritiene che il maggior beneficio sia la facilità nel trovare quello che si sta cercando, il 26% ritiene di trovare risultati che li sorprendono e il 22% dichiara di poter risparmiare tempo in questo modo.

La maggiore preoccupazione, tra chi non ritiene utili le ricerche personalizzate, riguarda la protezione della propria privacy e dei propri dati personali, a cui gli utenti devono dare il consenso all’uso, affinché vengano utilizzati per produrre le informazioni personalizzate a cui si è interessati. Nello specifico, per il 44% dei rispondenti lo svantaggio principale è la preoccupazione per la propria privacy; il 29% non vuole che il motore di ricerca decida in anticipo che cosa potrebbe trovare interessante, mentre infine il 22% dichiara che i risultati personalizzati di solito non corrispondono a ciò che sta cercando.

Solo il 31% si preoccupa però della privacy su Internet quando effettua delle ricerche online, e tra chi si preoccupa, il metodo per proteggersi sta nello sviluppo di password forti e uniche. Inoltre, il 40% cerca di condividere il minor numero di informazioni personali possibili, il 34% tende a rifiutare i cookies e, infine, il 32% mantiene i propri account privati.