Spotify e Sanremo 2026: quando la pubblicità diventa una serie in tempo reale, nel post a cura di Marketing Notizie
Per il sesto anno consecutivo, Dentsu Creative Italy firma la campagna di Spotify dedicata al Festival di Sanremo. Ma nel 2026, il progetto compie un salto evolutivo: non un singolo spot, bensì una serie di cinque episodi, uno per ogni serata del Festival, in onda dal 24 al 28 febbraio.
Un’operazione che non si limita a presidiare il prime time televisivo, ma ne rilegge le regole trasformando l’interruzione pubblicitaria in un contenuto narrativo atteso.
L’insight: tutto parte dal primo ascolto
Il cuore strategico della campagna è un insight semplice ma potentissimo: l’esperienza musicale di Sanremo nasce dal primo ascolto, ma si consolida nei giorni successivi, quando il brano entra in testa, conquista un play dopo l’altro e diventa parte della quotidianità.
È su questo innamoramento progressivo che si costruisce la narrazione. La playlist di Spotify dedicata al Festival diventa il fulcro emotivo e funzionale della campagna: non solo un contenitore di canzoni, ma un vero e proprio motore narrativo.
Ogni episodio segue lo stesso protagonista mentre la musica prende sempre più spazio nella sua vita. Giorno dopo giorno, la playlist invade gesti, pensieri, movimenti. Fino all’ultimo capitolo, in cui il controllo passa definitivamente alla musica.
Il risultato è una serialità che “hackera” il linguaggio della TV tradizionale e porta nella pubblicità una logica di storytelling progressivo tipica delle piattaforme digitali.
Dal formato spot alla logica seriale
Dal punto di vista della comunicazione, l’operazione è rilevante per almeno tre motivi:
- Trasforma uno spazio interruttivo in un racconto evolutivo
- Costruisce attesa tra un episodio e l’altro
- Integra televisione e piattaforma in un’unica esperienza
In un contesto come quello di Sanremo, dove l’attenzione è altissima ma frammentata, la scelta di sviluppare una narrazione in tempo reale rafforza la memorabilità e crea continuità tra le serate.
La colonna sonora, “Chiamo io chiami tu” di Gaia, tra i brani più ascoltati su Spotify nell’ultima edizione del Festival, amplifica ulteriormente il legame tra piattaforma e performance reale.
Estetica autoriale e linguaggio cinematografico
La campagna è diretta da Marleaux Desire del collettivo ILLIMITÉWORLD, noto per un’estetica che fonde moda, musica e cultura pop. La scelta di girare interamente in pellicola conferisce al progetto un linguaggio caldo, cinematografico e autoriale.
Questa decisione produttiva rafforza il posizionamento premium del brand e sottolinea un trend sempre più evidente nella comunicazione contemporanea: l’uso di codici cinematografici per elevare la pubblicità a contenuto culturale.
La produzione è firmata da BIRTH, con pianificazione media a cura di Publicis One Vibe.
Fandom e piattaforma: dalla TV all’esperienza personale
All’interno dell’ecosistema Sanremo 2026, un ruolo centrale è affidato anche all’app di Spotify. Se la TV costruisce l’emozione collettiva, la piattaforma trasforma quell’emozione in partecipazione individuale.
Il fenomeno dominante del biennio 2025-26 è quello dei fandom: community attive, organizzate e capaci di sostenere e amplificare i propri artisti preferiti.
Spotify intercetta questo trend posizionandosi come il primo fan degli artisti. L’experience in app dedicata a Sanremo permette agli utenti di:
- sostenere il proprio artista preferito
- creare contenuti personalizzati
- condividere sui social la propria passione
Si tratta di un’estensione naturale della campagna, che sposta l’innamoramento per le canzoni dal prime time televisivo alla dimensione partecipativa e condivisibile della piattaforma.
Una lezione per il marketing contemporaneo
L’operazione Spotify-Sanremo offre alcune indicazioni strategiche utili per chi si occupa di marketing e comunicazione:
- La pubblicità può diventare seriale, anche in TV
- L’integrazione media-piattaforma è oggi imprescindibile
- I fandom sono un asset strategico, non solo una community
- L’esperienza utente deve estendersi oltre il momento di esposizione
In un contesto mediatico sempre più frammentato, la chiave non è solo presidiare i touchpoint, ma costruire un ecosistema narrativo coerente. Spotify riesce a collegare televisione, piattaforma e social in un unico racconto progressivo.
Sanremo, ancora una volta, si conferma laboratorio di comunicazione. E Spotify dimostra che, quando la musica è il centro, il marketing può trasformarsi in esperienza culturale condivisa.



